All’uscita da un concerto, un gruppo di giovani amici si imbatte in una retata. Militari armati li fermano e li portano via. Tra i ragazzi c’è Arturo che, come vuole la moda, ha i capelli lunghi. Ma nella Cuba castrista questo è un motivo sufficiente per essere arrestato e spedito in un campo di rieducazione, dove Arturo dovrà redimersi e riabilitarsi tramite il lavoro. Per sopravvivere alla vita quotidiana nel campo, al lavoro massacrante, alle punizioni corporali, alle continue umiliazioni delle guardie, Arturo si rifugia nella fantasia costruendosi un mondo immaginario. Che purtroppo non riuscirà a salvarlo dalle asprezze della vita.
Un romanzo dai toni poetici in cui Arenas riesce a mescolare la cruda realtà dei campi di concentramento cubani con un linguaggio barocco e sensuale, raggiungendo risultati sorprendenti.

Reinaldo Arenas
Arturo, la stella più brillante
Traduzione di Raul Schenardi
Biblioteca di Cargo
80 pp.
8,00 euro
978-88-6005-092-2


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Una delle più toccanti testimonianze che siano state scritte sull’oppressione e sulla ribellione.
Mario Vargas Llosa

Senza dubbio molto molto raffinato. Prosa ai limiti della poesia, ma sempre tenuta entro i limiti della denuncia, che si fa sberleffo, grido, ironia… Una delle più toccanti testimonianze che siano state scritte sull’oppressione.
Pier Mario Fasanotti, «L’Indipendente»

Il racconto si impone per la straziante verità del suo contenuto. Letto a più di trent’anni dalla sua stesura, suona ancora come un altissimo grido di sofferenza e insieme di orgoglio.
Mario Fortunato, «L’Espresso»

Una prosa musicalissima e immaginosa… che dà voce a una grande tragedia storica e mostra la capacità dello spirito umano di trovare strategie di resistenza in condizioni estreme.
Guido Vitiello, «Internazionale»

Ottanta pagine dense e magnifiche, scritte senza l’ausilio di un solo punto fermo…
Bruno Arpaia, «Il Sole 24 ore – Domenica »

Il canto che Arturo leva in queste pagine, un ininterrotto fiume di frasi cucite insieme da un narratore onnisciente, ci commuove.
Stefano Manferlotti, «Il Mattino»

Arturo incrosta la quotidianità immorale che sta vivendo di pietre preziose e decorazioni e risulta quasi marchiana la metafora della letteratura come salvezza.
Roberto Gigliucci, «Liberazione»