
di Tiziano Gianotti
New York, primo agosto 2001, ordinaria agiatezza e primi timori di una coppia di newyorker ebrei alle soglie della vecchiaia. Ultimi bagliori di esistenza prima del crepuscolo, e dell’11 settembre. Artie Rubin, 67 anni, autore di libri illustrati ispirati alle antiche mitologie (lavora a un libro sui miti norreni), gestisce i suoi problemi di salute, ama la moglie, s’interroga sulle notizie della infinita guerra tra Israele e i palestinesi e sente il richiamo della religione dei Padri. Johanna, broker capace, ama Auden e Willa Cather, l’ultimo movimento della sinfonia Waldestein, il rondò, ha sempre una melodia che le gira per la testa e pensa che il marito provi ancora soggezione per il padre bigotto morto. Con qualche aiuto per lui, cercano ancora il piacere insieme e godono dell’affetto reciproco. Intorno a loro, le due facce della vita: la figlia Leslie li informa che aspetta un figlio, per la gioia di Johanna e i segreti interrogativi di Artie, e si contano i primi morti tra amici e conoscenti, si aggiorna il bollettino medico, dove ricorrono molti termini temuti ed esorcizzati. Tutto per una narrazione che alterna con cadenza serrata pagine del diario di Artie, e-mail, brani di conversazione, pensieri e personaggi: una scelta felice, che ben corrisponde al vero talento di Nissenson. Il tema principale è la montante ansia religiosa di Artie, acuita dalla scoperta della malattia della moglie. Tra i figuranti di contorno spiccano Sutton Pendleton, giovane cognato di Leslie, cattolico praticante, un amore finito nel modo peggiore e qualche problema con l’alcol: è il protagonista di una storia parallela, che trova il suo snodo l’11/9. Il giorno maledetto lascerà tutti sgomenti, ma l’effetto sarà opposto per giovani e vecchi. Un romanzo di grande tenuta stilistica, cronaca coincisa e insieme risonante di un mondo che scompare, degli interrogativi che ha lasciato agli eredi, per ora sordi.
Tiziano Gianotti, «D-la Repubblica delle Donne», 26 settembre 2009



