
di Dario Olivero
È quasi sempre una questione di sensazioni. Qualcosa che non ti aspetti, ma che dice chiaramente che quello che si ha sotto gli occhi non è un libro come un altro. Già la trama incrocia le confuse inquietudini dei nostri tempi: la fine della Guerra fredda, l’America Latina feudo di Reagan, i criminali ingaggiati per fermare l’onda comunista da El Salvador ai sandinisti del Nicaragua all’Honduras dove è avvenuta la back story di questo libro. La nuova vita dei torturatori, il tribunale per i crimini contro l’umanità dell’Aja dove incomincia la storia prima del flashback. Poi una società specializzata in neuroeconomia, detta in breve lo studio delle reazioni del cervello a certi stimoli di marketing e le conseguenti applicazioni pratiche.
A tenere insieme i fili, due amici: uno diventato un alto dirigente della società e l’altro alla sbarra per crimini contro l’umanità. Si comincia con il secondo che va al processo del primo. Ma non è solo la trama, anche se basterebbe per mettere insieme tutti questi mondi. È la solitudine di uomini inseguiti dal passato, il dramma di accettare che molti di loro, molti di noi, siano in grado di costruirsi alibi per continuare a vivere nonostante ciò che fanno. Sono i meccanismi della nostra specie all’opera descritti dal miglior strumento, la letteratura. Poi certo che questo libro è anche un thriller, una spy story come non se ne vedevano da un po’. Ma è soprattutto alibi che cadono, uomini messi a nudo, storie che alla fine chiedono il conto.
Si intitola Il cuore di García (tr.it. E. Bollati e M. Paravizzini, Cargo, 19 euro) di Liam Durcan.
Dario Olivero, laRepubblica.it, 28 settembre 2009



