Howard Jacobson
Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra
Il lato materno della famiglia è composto da “zitelle”, coccolanti, apprensive e protettive; quello paterno da maschiacci, scopatori indefessi e donnaioli impenitenti. In mezzo c’è lui, Oliver. Che vive chiuso nel suo guscio. Anzi, chiuso in bagno dedito «a lunghe sessioni di amore solitario». Finché il padre non lo obbliga a uscire e a frequentare il circolo dove il giovane Oliver si dedicherà allo sport preferito, il ping-pong. Ed eccolo trasformarsi nell’imbattibile Walzer. Avrà così la sua iniziazione alla società, agli amici, al sesso. E il tuffarsi nella vita si traduce in un crescendo comico di situazioni, di battute, di gag.
Biblioteca di Cargo
448 pp.
19,50 euro
978-88-6005-028-1
La comicità di Jacobson è spudoratamente feroce e le sue battute taglienti come una lama di coltello: un umorismo al vetriolo degno di un grande comico.
«Express»
Commovente, caustico, spassoso… da sgnanasciarsi dalle risate. L’imbattibile Walzer è uno di quei libri che ti cambia la vita.
«The Observer»
Jacobson è un narratore d’eccezione: ogni singola frase, ogni episodio e l’atmosfera stessa che permea L’imbattibile Walzer si snodano sulla pagina con la naturalezza e la sublime, spaventosa grazia di un’anguilla ubriaca. È davvero “imbattibile”.
«The Times»
Lara Crinò, «D-la Repubblica delle Donne», 24 ottobre 2009
Per descrivere l’universo narrativo dell’inglese Howard Jacobson i media britannici giocano spesso con paragoni americani. Se Philip Roth ha scelto la Newark della sua infanzia, come retroscena di Pastorale americana, Jacobson impasta di yiddish «mescolato con il gergo dei mercati inglesi» la rievocazione della Manchester in cui è cresciuto.
Luigi Sampietro, «Il Sole 24 Ore», 25 ottobre 2009
Risate a crepapelle…
«GQ», novembre 2009
Lasciate perdere Jonathan Coe, che sembra aver perso lo smalto degli esordi, e scoprite il talento di un autore che riesce a creare tra le pagine di questo L’imbattibile Walzer (Cargo, pp. 480, € 19,50) situazioni sospese tra un umorismo caustico e una comicità irriverente.
Michele De Mieri, «l’Unità», 15 novembre 2009
Quel che conta, è che tutti i lettori di Bellow, Roth, Richler et alias, abbiano un altro romanziere ebraico che racconta con feroce ironia il loro stesso mondo, in versione inglese, Manchester per la precisione.
Gabriella Greison, versione online de «La Gazzetta dello Sport», 1 dicembre 2009
Un grande libro, ambientato nella Manchester degli anni Cinquanta, che trasforma il ping pong in una metafora della vita: con una scrittura strepitosa, da lasciare senza fiato.




