«Uno stile stringato e raffinatissimo, in cui non c’è parola collocata a caso né superflua. Un angolo visuale definito da lui stesso behaviorista, in cui le psicologie si desumono dalle azioni. Una critica serrata e ironica a tutte le forme di potere. Con Manchette il noir acquista coscienza di se stesso, si fa consapevolmente letteratura, oltre il consumo e la moda».
Valerio Evangelisti

«Dopo Dostoevskij e Tolstoj il giallo rappresenta l’unica grande letteratura morale della nostra epoca»
Jean-Patrick Manchette

Jean-Patrick Manchette è famoso al grande pubblico come scrittore di noir, ma riversa altrettanta passione e intelligenza – entrambe contagiosissime – quando scrive con piglio “militante” di romanzo poliziesco, noir e letteratura gialla.
Come il protagonista di un suo romanzo, lo vediamo fare delle vere e proprie scorribande tra i generi e le loro evoluzioni; ricostruire le biografie dei padri fondatori e dei maggiori rappresentanti – da Dashiell Hammet a Raymond Chandler, da Ross Macdonald a James Ellroy, smontare con gran divertimento il metodo di indagine di celebri protagonisti come Hercule Poirot e Miss Marple. Per sconfinare poi dai romanzi al cinema, per giocare tra originali, riscritture cinematografiche e rifacimenti di film in film.
Ne viene fuori un personalissimo manuale, una bussola per ritrovare l’orientamento in un bosco di storie che, lette e interpretate da Manchette, grazie all’indipendenza e alla sfrontatezza di questo grande scrittore, risultano sotto una nuova luce, indispensabili e nuove.

Jean-Patrick Manchette
Le ombre inquiete. Il giallo, il nero e gli altri colori del mistero
A cura di Doug Headline e François Guérif
Traduzione di Marco Bellini
Biblioteca di Cargo
336 pp.
16,00 euro
88-6005-099-5


Leggi la rassegna stampa

Grandissima ironia e corrosivo humor: da leggere con la divertita rassegnazione che le piccole apocalissi possono talvolta generare.
Antonio Gnoli, «la Repubblica»

Il Manchette saggista non arretra mai, si prende gioco della critica militante ed intellettualistica sdoganando se stesso e il “genere” con perentorietà.
Pietro Soria, «La Stampa – TuttoLibri»