Questione di polso

Oliver è un ragazzino solitario che non esce dal suo guscio (e che viene deriso dalle sorelle e da tutta la sua famiglia ebraica e disfunzionale) fino a quando Dio o chi per lui gli fa trovare una pallina da ping pong. Da lì, allenamenti contro il muro di casa usando come racchetta il libro Il dottor Jekyll e Mister Hyde e l’amor fou per un gioco che, dice lui stesso, «è soffocante, angusto, ripetitivo e narcisistico, proprio com’ero io». Gare, umorismo travolgente (per cui l’autore ha vinto il premio Wodehouse), la scoperta del sesso. Avventure e disavventure di un tipo fenomenale in un libro di cui Safran Foer ha scritto: «Jacobson ha fatto del ping pong quello che Roth ha fatto della masturbazione nel Lamento di Portnoy». Troppo? Forse, comunque leggetelo.

«marieclaire», 30 ottobre 2009

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