
di Alex Pietrogiacomi
Howard Jacobson è un sarto del romanzo. Cuce, taglia, allestisce, disfa e confeziona i suoi libri in maniera superba, su misura. Un ago fatto di ogni singola frase, una forbice caustica e irriverente e del filo che intrappola il tessuto narrativo tra le mani del lettore. Dopo il successo di Kalooki Nights torna con L’imbattibile Walzer in cui il romanzo di formazione si incontra con la comicità e l’assurdità delle situazioni in cui incappa il giovane Oliver nella Manchester degli anni Cinquanta. I Walzer sono spaccati in due, o meglio, Oliver ha due schieramenti opposti che compongono la sua esistenza, quello paterno e quello materno. Il primo è assolutamente sopra le righe, fuori da qualsiasi contesto legato alla loro religione («noi Walzer eravamo essenzialmente diversi da gran parte delle altre famiglie che erano riuscite a cavarsi da qualche palude stagnante fuori Proskurov la generazione prima. Un tempo eravamo osservanti, ma adesso eravamo pronti a dimenticarcene, era questa la nostra posizione in merito. […] Basta con boccoli e frange. Basta con la stregoneria medievale. Però il settimo giorno era il settimo giorno») e alla “monogamia” («Noi Walzer abbiamo sempre avuto il pallino del principio di piacere. Piacere, piacere. Mai per noi, però»). Insomma avventurieri e seduttori. La parte materna invece più castigata, refrattaria al contatto, fatta di donne apprensive («Nella famiglia di mia madre avevano paura di tutto. Una passeggiatina nel parco, il cinguettio di un uccello, l’avvicinarsi di un estraneo. Bastava che in una sera d’estate una falena entrasse dalla finestra aperta e sbattesse le ali contro il paralume: di colpo la loro esistenza gli sembrava sospesa a un filo») e iperprotettive. Tra queste due fazioni rimbalza il giovane Oliver, chiaramente schierato dalla parte mascolina e avventurosa, che un giorno trova una pallina da competizione, prende il libro Jekyll and Hyde e inizia a farla sbattere contro un muro. Il resto è la gloria del ping pong. Forse.
Alex Pietrogiacomi, «Il Mucchio Selvaggio», gennaio 2010



